Leggendo un libro di fotografia mi sono soffermata su una pagina che descriveva il concetto di “Madri nascoste”.

Durante il periodo vittoriano le prime macchine fotografiche necessitavano di lunghi tempi di esposizione, per questo motivo i bambini (che dovevano restare fermi) venivano fotografati assieme alle loro madri, che venivano però rimosse dall’immagine in fase di stampa o nascondendole appunto sotto tende, teli e drappi.

Appena ho visto queste immagini ho iniziato a riflettere sulla forza del legame che si instaura tra una madre e suo figlio e ho subito visualizzato come l’avrei raccontato.

Nelle mie fotografie i drappi che coprono le madri sono identici a quelli dello sfondo, creando una mimesi che da un lato simboleggia la difficoltà per le madri contemporanee di conciliare la crescita dei figli con le necessità lavorative, ma allo stesso tempo la fusione del corpo con questi tessuti preziosi rappresenta la creazione di uno spazio metafisico, di un luogo materno da cui il bambino emerge per affacciarsi al mondo.

Della madre rimangono visibili solamente le braccia e le mani, che avvolgono il bambino e a cui il bambino si avvinghia, in un intreccio di amore e calore che ogni madre sviluppa in maniera personale e unica.

Una iper-presenza materna che può divenire assenza o un’assenza che non può mai cessare di essere presenza, ma alla fine ciò che rimane è una relazione indissolubile e ancestrale che mai cesserà di esistere.